In seguito a tale riunione e a successive discussioni i ricercatori firmatari del presente documento hanno elaborato la seguente mozione, fatta propria con voto a maggioranza dal Consiglio di Facoltà di Scienze Cognitive del 6 maggio 2010.
Mozione dei Ricercatori della Facoltà di Scienze Cognitive dell’Università degli Studi di Trento sul DdL-1905
I ricercatori della Facoltà di Scienze Cognitive, pur condividendo pienamente la necessità di una profonda riforma che introduca criteri di responsabilità e di valorizzazione della qualità all’interno del sistema universitario italiano, esprimono massima preoccupazione rispetto al DdL-1905 in discussione attualmente in parlamento.
Alcuni aspetti critici del DdL sono che:
- non risolve, anzi peggiora, il problema del precariato e dell’accesso dei giovani nel mondo della ricerca universitaria;
- propone un modello di governance verticistico che non garantisce la partecipazione del personale universitario alle decisioni gestionali;
- non considera la prospettiva di gravissima situazione finanziaria in cui versano molti Atenei italiani, che implicherà un ulteriore aumento del carico didattico e una contemporanea diminuzione del tempo e delle risorse per la ricerca da parte del personale docente.
Il DdL presenta inoltre alcune norme relative alla figura del ricercatore universitario che consideriamo assolutamente inaccettabili:
- si impone ai ricercatori un impegno didattico equiparato a quello dei Professori associati e ordinari (articolo 5, comma 4 lettera c) senza prevedere alcuna equiparazione a questi ultimi sul piano dello status giuridico, pensionistico od economico;
- si introduce una discriminazione relativa ai meccanismi di accesso alle fasce di professore fra ricercatori a tempo indeterminato, per i quali è previsto solo un concorso per selezione pubblica (art 9, comma 2), e le nuove figure di ricercatori a tempo determinato, per i quali si prevede anche un possibile accesso per chiamata diretta (art 12, comma 6);
- si prevede un periodo di transizione di 5 anni (art 9, comma 4) con una percentuale di posti (massimo 1/3) che può (ma non deve) essere riservata a personale ricercatore e docente interno all’ateneo, parametri che paiono inadeguati per perpetrare quella che di fatto è l’eliminazione del ruolo di ricercatore universitario a tempo indeterminato a favore di un’organizzazione della docenza universitaria a tempo indeterminato su due soli livelli (professore associato e professore ordinario);
- non si tiene conto dei ricercatori a tempo determinato già assunti dalle Università italiane in base alla legge 230/2005 per i quali non è prevista una esplicita equiparazione a quelli che verranno assunti in base alla nuova legge, in particolare per quel che riguarda il possibile inquadramento come professori associati.
A fronte di tali dati di fatto, si sottolinea l’assenza di riconoscimento e di valorizzazione della funzione di docente che la maggiore parte dei circa 25000 ricercatori a tempo indeterminato svolge da anni, spesso a titolo gratuito, valorizzazione più volte chiesta dalle organizzazioni dei ricercatori a tempo indeterminato.
L’assenza, nella formulazione originale del DdL, di una adeguata considerazione sulle modalità con cui giungere a due sole fasce di docenza e su come garantire un futuro credibile a chi è oggi inquadrato nella figura di ricercatore a tempo indeterminato è emblematica della superficialità con la quale il Legislatore sta affrontando una riforma che l’Università italiana attende da anni. A questo proposito vale la pena di sottolineare il fatto che nell’esame del DdL in commissione del Senato sono stati presentati diversi importanti emendamenti, anche da parte dello stesso relatore del DdL, il quale ha dovuto ammettere diverse “sviste” legislative.
Pur non essendo ad oggi prevedibile quale sarà la forma definitiva della Legge una volta concluso il complesso iter legislativo, i ricercatori firmatari di questa mozione ritengono non accettabile l’attuale impianto della riforma e per tale motivo:
- aderiscono alla protesta nazionale e di Ateneo dei ricercatori universitari, volta alla revisione del DdL in oggetto, annunciando inoltre che 13 di loro hanno formalmente comunicato al Preside di riservarsi il diritto di non accettare l’affidamento dei corsi per l’anno accademico 2010/2011, fatti salvi gli obblighi di legge;
- aderiscono alla settimana di mobilitazione indetta da tutte le sigle sindacali prevista dal 17 al 22 maggio auspicando che essa assuma un carattere unitario, coinvolgendo docenti, ricercatori strutturati e non, dottorandi, studenti e personale tecnico-amministrativo.
Gli stessi ricercatori invitano inoltre tutte le componenti accademiche della Facoltà a manifestare la propria solidarietà, a sostenere la mobilitazione contro il DdL Gelmini e a far presente nelle opportune sedi gli effetti di una possibile diffusa astensione dei ricercatori dalle attività didattiche sull’offerta formativa della Facoltà di Scienze Cognitive.
Gianpaolo Basso, Claudia Bonfiglioli, Maria Michela Coppola, Sandro Costarelli, Pierluigi De Bastiani, Simona De Falco, Chiara Finocchiaro, Dario Fortin, Uri Hasson, Jorge Jovicich, Luigi Lombardi, Veronica Mazza, Valeria Anna Sovrano, Katya Tentori, Lucia Savadori, Francesco Vespignani, Sara Zaniboni.
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